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“BUBA”, IL VENEZIANO GIALLOBLU’

26 novembre 2015
“BUBA”, IL VENEZIANO GIALLOBLU’

Belluno, 26/11/2015 – Domenica al Polisportivo l’Ital-Lenti Belluno affronterà la corazzata Venezia. Negli ultimi 40 anni, c’è stato un giocatore che è riuscito nell’impresa di diventare un simbolo di entrambe queste squadre: Giovanni Bubacco. Portiere, classe 1938, Bubacco è l’atleta che più di ogni altro rappresenta il derby Belluno-Venezia. Veneziano della Giudecca, dagli anni ’70 stabilitosi a Belluno, “Buba” è stato per dodici stagioni un pilastro della difesa neroverde collezionando quasi 200 presenze in Serie A (debutto il 15 aprile 1962, Venezia-Juventus 3-0!), B e C e divenendo un simbolo dei lagunari. Dopo due anni al Sottomarina in C, Bubacco passò al Belluno dove ha giocato cinque campionati di C e uno di Serie D con 120 presenze.

Qui di seguito vi proponiamo un articolo tratto dal “vecchio” Fuorigioco, stagione 1971/1972.

Bubacco dei miracoli, invecchia come buon vino. La “polvere” dell’esperienza, del mestiere, il “gusto” della classe. Nella cantina gialloblù Bubacco invecchia come il buon vino, acquistando copro e sapore vieppiù. Una “bottiglia” senza etichetta vistosa, senza custodia artificiosa; un sorriso cordiale, un fare composto, senza pose né false furbizie: sembra il ragazzino timoroso, impegnato a sfondare, non il portiere che ha calcato per diversi anni tutti i campi di serie A e B. I “vinelli” più giovani guardano a lui come ad un esempio di serietà professionale, di modestia, di bravura; una parola, un gesto: Buba è sempre disponibile, senza invadenza né indiscrezione.

Si parla col.., portinaio delle screpolature che qua e là si intravvedono sui muri dell’edificio gialloblu. Bubacco cerca di fare un’analisi serena, senza porsi all’esterno del discorso: “E’ un momento che dipende da un sacco di fattori: abbiamo disputato un girone di andata eccezionale, spendendo molto sul piano nervoso, più ancora che su quello delle energie… può darsi che, una volta raggiunta la tranquillità, ci siamo come rilassati; è però da capire: partite su partite giocate in grande tensione, un calo psicologico è ben comprensibile; d’altra parte io dico che se dovesse servirci il punticino, il Belluno sarebbe ancora in grado di tirare fuori l’orgoglio e l’entusiasmo di inizio campionato: così, invece, sai com’è: si cerca di giocare un po’ di più la palla, si vogliono fare quelle cosette che la classifica consente di fare senza affanno”.

E il lavoro per Bubacco aumenta… “Guarda – sorride Buba – io sono soltanto uno: ho avuto anch’io il mio periodo di calo e i compagni sono riusciti a non evidenziarlo; siamo fatti tutti di carne ed ossa, bisogna darsi una mano uno con l’altro”.

Due anni, tre anni: ancora per quanto, Buba, conti di “tenere”? “E’ un tasto, questo, cui non voglio nemmeno pensare: il giorno che l’allenatore mi prenderà da parte e mi dirà che non servo più, sarà veramente tremendo; cercherò di mantenermi sempre a posto per allontanare nel tempo quel bruttissimo giorno”.

Venezia, Sottomarina, Belluno: pensi ancora di fare le valigie? “Mi auguro sinceramente di no; finirei volentieri la mia carriera a Belluno dove ho trovato un ambiente ideale, dove sono entusiasta di rimanere. Soddisfazioni come quelle raccolte con il Seregno, tanto per dire, non si possono dimenticare”.

Adesso il Venezia; Bubacco contro i “cannoni” neroverdi: un bel pasticcio… “Eh, una faccenda seria davvero: ma i ragazzi sentono l’impegno e vedrai che daremo del filo da torcere al mio Venezia… “. Il cuore… neroverde di Giovanni Bubacco si va tingendo decisamente di gialloblù.

(Tratto da Fuorigioco 1971-1972).